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Google ed il modulo per il diritto all’Oblio

Lo confesso. Quando ho appreso che Google, in tempi record, aveva predisposto un modulo per rendere agevole a chiunque di contattarlo e richiedere la rimozione di contenuti, ho avuto un grave mancamento. La vista si è annebiata, la mente confusa. Recuperate le forze, mi sono trascinato verso la più vicina finestra e, messo a fuoco il lontano mare ed individuata la prima imbarcazione, ho atteso che sparisse oltre la linea dell’orizzonte.

 

Avuta la conferma che la Terra fosse ancora rotonda, mi sono quindi seduto a riflettere. Chiunque abbia mai provato a fare valere un diritto nei confronti di uno dei giganti del web (e Google è, indubbiamente, il colosso par excellence) conosce molto bene l’abisso nel quale, probabilmente, sta per precipitare. Condizioni di servizio che mutano continuamente, anche di ora in ora, società controllate, con denominazioni nazionali, che in realtà non controllano il servizio (es. Google Italy rispetto servizio di ricerca), moduli di contatto collocati in oscure aree del sito, e relativi a richieste che nulla c’entrano con quella da formulare ed, infine, improbabili raccomandate A.R. internazionali inviate presso lidi Californiani dai nomi invitanti.

 

Per tacere della frustrante esperienza, una volta giunta nei pressi di Los Angeles la preziosa missiva ricca di sofisticate argomentazioni giuridiche e ferme intimazioni, di vedersela riscontrare dal nostro, via email, con un giuridicamente pregevole e lapidario: “spiacenti, siamo perfettamente in linea con le Leggi Federali degli Stati Uniti d’America”. Mentre, seduto, mi tenevo la testa tra le mani pensando a tutto questo, mi chiedevo: “Caro Google, dopo tanti anni di aspre battaglie senza esclusione di colpi, dopo che hai affinato la mia capacità di individuare, con un colpo d’occhio rapido, i link che ti diverti a nascondere abilmente nel tuo magmatico sito, e che, novelle Valchirie immateriali, conducono solo i sapienti ed in tenaci verso la possibilità di contattarti…. cosa mi fai? Cambi tutte le carte in tavola rivelando i tuoi Sacri Misteri ad i profani?” Un altro interrogativo, poi, mi tormentava. Va bene, mi dicevo, rendersi diligenti. Va bene, anzi benissimo, valutare le richieste degli utenti in ossequio ai diktat della Corte Europea. Ma cosa ti ha spinto a rendere tutto questo così facile, così intuitivo? Perché non aspettare le solite, improbabili, raccomandate? Un attimo, mi dicevo. Ragioniamo. Caro Google, se avessi atteso le solite raccomandate, al caldo di Mountain View, legalmente, saresti stato a posto. Se, e sottolineo se, l’impavido utente, assistito magari dall’Avvocato-Eroe, fosse riuscito a farti pervenire la richiesta, avrebbe avuto il suo premio, avresti valutato la sua richiesta, e nessuna Corte avrebbe potuto eccepirti alcunchè. Qualunque consigliere giuridico di buon senso ti avrebbe detto che non può esserti richiesto nulla di più. E allora, chi, o cosa, ti ha consigliato tutto questo? E, soprattutto, come farai ad evadere le richieste che, un bambino saprebbe prevederlo, saranno una mole spaventosa? L’interrogativo, però, rimaneva nella mia testa senza risposta.

 

Infine, tra tutte le improbabili ipotesi che riuscivo a formulare, ad un tratto ne emerse una sola, degna dei migliori romanzi di Philip K. Dick. Tremai. Diavolo di un Google, pensai, ho capito. Sei ancora più avanti di quanto potessi lontanamente immaginarmi. E lo vidi. Vidi un sistema avanzatissimo e sperimentale di Intelligenza Artificiale. Vidi una distesa di mainframe dedicati ad analizzare in automatico ogni singola richiesta, in base ad algoritmi sofisticatissimi. Forse, persino, dei cyborg o delle reti neuronali, in grado di stabilire, senza intervento umano, se la richiesta di Oblio possa essere accolta. Capii che aspettavi solo il momento propizio per annunziare al mondo che una nuova Era stava per iniziare. Un’Era in cui anche il Diritto sarebbe stato gestito, finalmente, in automatico, da Big G. Fu, pertanto, non senza un forte tremore delle mani che mi apprestai a formulare, attraverso il modulo, le richieste di rimozione alle quali i mie clienti tenevano tanto (“Avvocato ha saputo? Adesso basta dirlo a Google..”) consapevole di dare il mio piccolo contributo all’avvio di una Nuova Era. Ero emozionato. Attesi. Passarono i giorni. Passarono i mesi. “Stiamo valutando la Sua richiesta”. Certo, mi dicevo, il nuovo sistema di Intelligenza Artificiale va collaudato. Ci vorrà ancora un po’. Ieri, infine, è arrivata. Mittente: “removals”.

 

Finalmente da una casella email con un nome che abbia attinenza con la richiesta, invece del solito “support-qualchecosadiincomprensibile”. E’ “il Segno”, mi sono detto. La Nuova Era è iniziata. Il mio cliente non era un personaggio pubblico. Richiedeva la rimozione di un articolo di tre anni fa, pregiudizievole, ma non riguardante dati giudiziari. Non può che essere stata accolta, mi dissi, l’Intelligenza Artificiale non avrà nulla da obiettare. Aprii la email, con emozione proporzionata alla solennità del momento:”siamo giunti alla conclusione che l’inserimento dell’articolo…sia ancora pertinente e di interesse pubblico …può inviare la richiesta di rimozione direttamente al webmaster.” Ad un tratto mi sentii meglio. La sudorazione cessò. Il battito cardiaco tornò normale. Caro vecchio Google, ti riconosco ancora. Nessuna sofisticatissima Intelligenza Artificiale. Niente cyborg dedicati all’evasione delle richieste: “siamo giunti alla conclusione che l’inserimento dell’articolo…sia ancora pertinente e di interesse pubblico”. Una risposta così chiara, così poco attinente con la richiesta formulata, così naive, da ricordarmi il caro, familiare: “spiacenti, siamo perfettamente in linea con le Leggi Federali degli Stati Uniti d’America”. Mi sento di nuovo a casa, adesso. La Terra è ancora rotonda. Stasera dormirò sereno, con buona pace di Philip K. Dick.

 

pubblicato su: termometropolitico.it